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Articolo I 7 Falsi Miti degli Albergatori che Costano Soldi Ogni Giorno
Giorgia Manno 24/06/2026
I 7 Falsi Miti degli Albergatori che Costano Soldi Ogni Giorno

Quante volte hai sentito un proprietario di hotel dire: "Sotto quella tariffa non vado", "Preferisco restare vuoto", "Devo fare almeno l'80% di occupazione"?Queste frasi suonano come saggezza acquisita sul campo. In realtà, sono convinzioni radicate che, senza una strategia commerciale solida alle spalle, si trasformano in perdita di fatturato — ogni giorno, ogni stagione, ogni anno.Noi di Metodo Your Next Level lavoriamo fianco a fianco con gli hotel per scardinare questi preconcetti e sostituirli con strumenti concreti: revenue management dinamico, distribuzione multicanale, contratti negoziati con tour operator, presidio dell'online e dell'offline. Il risultato? Più profitto, meno camere vuote, meno stress.Ecco i falsi miti più diffusi che incontriamo — e perché è ora di lasciarli andare.Mito #1: "Non scendo sotto questa tariffa. Mai."C'è un pavimento mentale in quasi ogni albergatore. Una cifra sotto la quale scendere sembra una sconfitta, una perdita di dignità, quasi un tradimento del proprio prodotto.Il problema è che quel numero raramente nasce da un'analisi. Nasce dall'abitudine, da quello che faceva il padre, da quello che fa il competitor di fronte, da una sensazione.Il revenue management ragiona diversamente: una camera invenduta ha costo zero in ricavo ma costo pieno in struttura. Luce, personale, manutenzione, ammortamenti — girano indipendentemente dal fatto che la camera sia occupata o no. Vendere a una tariffa inferiore al "pavimento mentale" può essere, in certi momenti della domanda, la scelta più profittevole disponibile.La tariffa giusta non è quella che "si deve" fare. È quella che il mercato esprime in quel preciso momento, gestita con intelligenza per massimizzare il RevPAR — non solo il prezzo della singola notte.Mito #2: "Devo fare tot percentuale di occupazione."L'occupazione è una metrica di vanità. Fa sentire bene, ma da sola non dice nulla sulla salute economica di un hotel.Un hotel al 95% di occupazione a tariffe svendute può generare meno margine di uno al 70% con una tariffa media elevata e una clientela selezionata. Il dato che conta è il RevPAR (Revenue Per Available Room) e, ancor di più, il TRevPAR quando si considera l'intera struttura — food & beverage, spa, parcheggio, servizi ancillari.Inseguire l'occupazione come obiettivo primario porta a comprimere le tariffe nei momenti sbagliati, ad accettare segmenti di clientela incompatibili con il posizionamento della struttura, a "bruciare" disponibilità che si sarebbe potuta vendere meglio pochi giorni dopo.Il nostro approccio lavora su obiettivi di profitto, non di riempimento. La differenza, a fine anno, si vede nel conto economico.Mito #3: "Preferisco restare vuoto piuttosto che vendere a quel prezzo."Questa frase ha una logica emotiva comprensibile. Ha però un difetto fondamentale: una camera non venduta non è neutrale. È una perdita secca.Restare vuoti non preserva il valore del prodotto agli occhi del mercato — quello si costruisce con il posizionamento, la reputazione, la qualità del servizio. Si preserva con una strategia di distribuzione intelligente, non con camere chiuse.Il revenue management dinamico serve esattamente a questo: aprire e chiudere canali, alzare e abbassare le tariffe, gestire la disponibilità in funzione della domanda reale e previsionale. Non si tratta di svendere. Si tratta di non sprecare.Mito #4: "Il passaparola mi basta. Non ho bisogno di OTA e canali online."Il passaparola è prezioso. Ma non scala, non è prevedibile e non colma i vuoti di bassa stagione.La distribuzione multicanale — OTA, booking engine diretto, GDS, tour operator, agenzie — non è una scelta ideologica. È una leva commerciale. Ogni canale raggiunge segmenti di domanda diversi, in momenti diversi, con budget diversi.Gestire la multicanalità male (o non gestirla affatto) significa o dipendere completamente da un singolo intermediario, o perdere visibilità sui mercati che potrebbero riempire le camere quando la domanda locale non arriva.Noi lavoriamo sulla distribuzione come sistema: channel manager, parità tariffaria ragionata, ottimizzazione del booking diretto per ridurre le commissioni, presidio dei canali offline con tour operator selezionati. Ogni canale ha il suo ruolo, il suo costo, il suo rendimento atteso.Mito #5: "I tour operator mi portano solo i clienti peggiori a prezzi bassi."Questa è una generalizzazione che nasce spesso da esperienze negative con contratti mal negoziati.I tour operator — sia tradizionali che specializzati — portano domanda programmata, prevedibile, spesso in periodi di bassa stagione in cui il mercato individuale è scarso. Un contratto ben strutturato, con allotment ragionati, clausole di release adeguate e tariffe negoziate in funzione dei volumi e dei periodi, può essere uno strumento potente di riempimento strategico.Il problema non è il tour operator. È negoziare contratti senza avere gli strumenti per farlo. Noi affianchiamo gli hotel in questa fase: analisi del mix di domanda, identificazione degli operatori coerenti con il posizionamento, negoziazione delle condizioni, monitoraggio delle performance.Mito #6: "Il prezzo lo decide il mercato, io non posso fare nulla."In parte vero. In parte la più comoda delle scuse per non avere una strategia.Il mercato crea la curva della domanda. Ma all'interno di quella curva, le scelte di pricing fanno la differenza tra un hotel che cattura il valore e uno che lo lascia sul tavolo.Il pricing dinamico non significa cambiare prezzo a caso. Significa avere un sistema: una tariffa base calibrata sul costo e sul posizionamento, regole di variazione legate all'andamento del pick-up, alla compressione del mercato, agli eventi sul territorio, alla finestra di prenotazione. Significa sapere quando alzare prima che gli altri lo facciano, e quando abbassare senza aspettare che le camere restino vuote.Senza questi strumenti, si reagisce. Con questi strumenti, si anticipa.Mito #7: "Ho sempre fatto così. Funzionava prima, funzionerà ancora."Il mercato dell'hospitality è cambiato radicalmente negli ultimi dieci anni. La digitalizzazione della distribuzione, la crescita delle OTA, il comportamento d'acquisto del viaggiatore, la volatilità della domanda post-pandemia: sono trasformazioni strutturali, non temporanee."Ho sempre fatto così" è la frase più rischiosa che un imprenditore possa pronunciare in un mercato in evoluzione. Non perché l'esperienza non valga — vale moltissimo. Ma perché l'esperienza senza dati, senza strumenti e senza una lettura aggiornata del mercato diventa un ancoraggio al passato invece che una leva per il futuro.Cosa Facciamo Noi di Metodo Your Next LevelNon vendiamo formule magiche. Portiamo un metodo.Affianchiamo gli hotel con un approccio integrato che lavora su tutte le leve commerciali:Revenue Management dinamico — strategie di pricing basate sulla domanda reale e previsionale, con obiettivi di profitto definiti e misurabiliDistribuzione multicanale — presidio e ottimizzazione di tutti i canali: OTA, booking diretto, GDS, tour operator, agenzieNegoziazione contrattuale — selezione e gestione dei partner commerciali (TO, agenzie, corporate) con contratti strutturati per proteggere e valorizzare la strutturaConsulenza commerciale — analisi del posizionamento, del mix di segmenti, del competitive set, per costruire una strategia coerente con il mercato e con gli obiettivi dell'imprenditoreIl risultato non è un hotel più pieno a qualsiasi costo. È un hotel più redditizio, con una struttura commerciale solida, capace di navigare la stagionalità senza affidarsi al caso o alle abitudini.Sei pronto a mettere in discussione quello che "hai sempre fatto"?Contattaci per una prima analisi della tua struttura. Insieme, troviamo il tuo prossimo livello.Metodo Your Next Level — Revenue Management e Consulenza Commerciale per HotelArticolo a cura di Giorgia Manno, Sales & Operations Manager di MeToDo. Specialista di hospitality con esperienza diretta dai reparti operativi fino alla direzione, segue gli hotel nel percorso completo: onboarding, pricing, revenue management e sviluppo commerciale. Traduce strategie in azioni concrete, con una visione che unisce conoscenza del campo e orientamento ai risultati.

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Articolo Perché oggi molti hotel lavorano di più ma guadagnano meno
Gianluca Metrangolo 13/05/2026
Perché oggi molti hotel lavorano di più ma guadagnano meno

Occupancy alta, camere vendute, tariffe in crescita. Eppure margini sempre più compressi, team sotto pressione e reparti scollegati. Il vero problema dell’hospitality moderna spesso non è la domanda. È ciò che succede dentro l’operatività quotidiana.Tempo di Lettura 4 minuti.Negli ultimi anni il settore hospitality ha vissuto una contraddizione molto particolare. Molti hotel hanno registrato occupazioni elevate, un ritorno forte della domanda e, in alcuni casi, anche una crescita importante delle tariffe medie. Eppure, parallelamente, tantissime strutture hanno iniziato a percepire una riduzione della marginalità operativa, un aumento della pressione interna e una crescente difficoltà nel mantenere equilibrio tra qualità del servizio, costi e sostenibilità organizzativa.Per molto tempo il mercato alberghiero ha misurato le performance quasi esclusivamente attraverso alcuni indicatori classici: occupancy, ADR, RevPAR, fatturato camere. Metriche fondamentali, certamente. Ma oggi non sono più sufficienti da sole per capire davvero lo stato di salute di una struttura.Perché un hotel può anche vendere bene e continuare comunque a perdere efficienza.Può avere una domanda forte, ma un’organizzazione interna fragile.Può lavorare con camere quasi sempre occupate, ma con reparti sotto pressione, costi fuori controllo, tempi operativi inefficienti e processi scollegati tra loro.Ed è proprio questo il punto che oggi molti proprietari, direttori e operatori stanno iniziando a comprendere: il vero tema non è solo quanto entra, ma quanto valore reale riesce a rimanere dentro l’azienda.Nella quotidianità operativa degli hotel esistono decine di piccoli attriti invisibili che, sommati, erodono marginalità ogni giorno. Tempi morti tra reparti, housekeeping in rincorsa, manutenzioni gestite in emergenza, comunicazioni frammentate, task non tracciati, standard non uniformi, carichi di lavoro distribuiti male.Sono problemi che spesso non emergono immediatamente nei report economici, ma che finiscono inevitabilmente per impattare sia il conto economico sia l’esperienza dell’ospite.Uno degli errori più comuni che continuiamo a vedere nel settore è leggere i numeri solo a consuntivo, quando il problema è già esploso. Oppure analizzare i costi senza collegarli ai processi che li stanno generando.In realtà oggi le metriche più interessanti non sono quelle che raccontano semplicemente “quanto stai vendendo”, ma quelle che spiegano come sta funzionando la macchina operativa dell’hotel.Capire quanto pesa realmente una camera occupata.Quanto costa mantenere attiva la struttura anche nei momenti di domanda più debole.Quanto tempo impiega una camera a tornare disponibile dopo un check-out.Quanto incidono manutenzioni, ripassi, inefficienze e attività duplicate.Sono questi i dati che permettono davvero di leggere la sostenibilità di un modello operativo.Il tema non riguarda solo il lusso o le grandi strutture.Riguarda ormai quasi ogni modello hospitality: boutique hotel, masserie, resort stagionali, city hotel, ville e strutture indipendenti.Anzi, molto spesso sono proprio le realtà indipendenti a subire maggiormente questa pressione, perché devono mantenere standard qualitativi elevati con organizzazioni più snelle e margini sempre più delicati.Negli ultimi mesi abbiamo visto strutture con ottime performance commerciali entrare in difficoltà non per mancanza di clienti, ma per mancanza di controllo operativo.Ed è qui che la tecnologia, se utilizzata bene, smette di essere semplicemente uno strumento gestionale e diventa un supporto strategico.Non parliamo solo di automazione.Parliamo di visibilità.Visibilità sui processi.Sui flussi di lavoro.Sui tempi.Sui colli di bottiglia.Sulle inefficienze che spesso restano nascoste fino a quando non iniziano a pesare troppo.Oggi gli hotel che stanno performando meglio non sono necessariamente quelli che vendono di più.Sono quelli che riescono a trasformare meglio la complessità operativa in organizzazione, controllo e qualità percepita.Perché nel mercato hospitality contemporaneo la vera differenza non la fa soltanto la domanda.La fa la capacità di gestire bene ciò che accade ogni giorno dentro la struttura.BioGianluca Metrangolo è consulente hospitality specializzato in revenue management, sales, marketing e controllo di gestione per hotel indipendenti, masserie, ville e boutique hotel. Lavora tra Italia ed estero supportando strutture e gruppi alberghieri nello sviluppo strategico, nell’internazionalizzazione e nell’ottimizzazione delle performance operative e commerciali.

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